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Se reprimi le emozioni il corpo si ribella: la somatizzazione

Ci sono momenti nella vita nei quali si ha l’impressione di non sapere più dove mettere tutta la tensione che si prova dentro: rabbia, aggressività, dubbio, rancore, ma anche esaltazione, fantasie, vergogna, paura, terrore, insicurezza. La sensazione, spesso, è di impazzire.
La medicina psicosomatica ha messo in luce che dentro di noi, in ogni momento, certi contenuti psichici (emozioni, tensioni, conflitti, squilibri) che non riescono a essere elaborati dalla mente e dalla psiche, attraverso il sistema neuro-immuno-endocrino si trasferiscono nel corpo. Così l’energia in eccesso si condensa in sintomi che le permettono di prendere forma, mantenendo l’equilibrio psicofisico.

Il corpo reagisce scaricando le emozioni su di un organo bersaglio, che spesso è un organo già in sofferenza.
Un attacco di cefalea o di colite, febbre o nausea improvvise, dermatite, attacchi di panico non arrivano a caso, ma quando, per così dire, “si tira troppo la corda”: se si reprimono le emozioni il corpo si ribella!

I sintomi fisici potrebbero rappresentare, in quest’ottica, una forma inconsapevole di comunicazione di un dolore o una sofferenza emotiva subita: molte vittime di trauma, ad esempio, non sono in grado di descrivere a parole le esperienze traumatiche. Il sintomo fisico, quindi, consente alla persona di preoccuparsi di qualcosa di reale e concreto piuttosto che della sofferenza emotiva, più difficile da raccontare, gestire e accettare.

Visto nell’ottica psicosomatica, il mal di testa, ad esempio, può indicare il bisogno di lasciare più spazio alla spensieratezza. Le preoccupazioni inespresse lavorano a livello inconscio e generano ansia e stress. Queste emozioni aumentano la tensione muscolare soprattutto a carico della zona cervicale, causando così mal di testa ed emicrania.

Con il termine “somatizzazione” ci riferiamo dunque a quei disturbi psichici che si correlano anche a disturbi fisici, causando un malessere profondo che interferisce con le attività quotidiane. E’ un fenomeno per cui un individuo sperimenta un livello variabile di sofferenza psichica attraverso sintomi fisici.

In questi casi la persona esprime attraverso il corpo il proprio malessere mentale (“soma” deriva infatti dal greco e significa “corpo”): non è detto infatti che sussista una patologia reale connessa al corpo, ma i sintomi lamentati sono normalmente di natura organica, come per esempio nausea, mal di testa, ecc.
Nel caso inoltre siano presenti anche alcune patologie corporee reali, una persona con tendenza alla somatizzazione può percepire dei sintomi eccessivi.
Chi soffre di disturbi di somatizzazione, infatti, presenta normalmente pensieri, reazioni, comportamenti e sensazioni eccessivi rispetto ai propri sintomi, ne è molto preoccupato e tende a viverli come un tormento, tanto da doversi recare spesso dal medico.

Si tratta di personalità fragili e insicure? Tutt’altro! Coloro che soffrono di questo disturbo in genere sono persone che hanno cercato di essere risolutive e non si sono fermate davanti alle difficoltà che sono apparse a livello emotivo. Ma, proprio per questo, non le hanno trattate o elaborate.
In altre parole, quando la persona non ascolta il suo cuore, il corpo la blocca per costringerla a farlo.

Quello che mi preme sottolineare è che i disturbi da somatizzazione non sono invenzioni di chi ne soffre, ovvero non devono essere confusi con un disturbo fittizio della personalità. In quest’ultimo caso la persona produce intenzionalmente i sintomi fisici per ricevere assistenza medica o assumere il ruolo di malato. Nel disturbo da somatizzazione, invece, la persona sente di avere una patologia fisica (che non ha provocato intenzionalmente in alcun modo) della quale i medici non possono trovare la causa organica, ma i sintomi sono assolutamente reali!

Tutto questo vissuto può portare all’apparizione di depressione e/o di disturbi d’ansia, perché la persona non si sente compresa, finendo per curarsi da sola o per ricorrere agli psicofarmaci.
Quando sono presenti sintomi di somatizzazione, inoltre, può insorgere una vasta gamma di problemi interpersonali e comportamentali, quali assenteismo, scarso rendimento sul lavoro, difficoltà coniugali, comportamento impulsivo e antisociale, minacce e tentativi di suicidio.

Il mio approccio nei confronti di personalità somatizzanti consiste principalmente nell’aiutare il paziente a fare del proprio corpo uno strumento cognitivo utile nell’apprendimento emotivo-relazionale, anziché solamente un “luogo del sintomo”, sostenendolo in un progressivo processo di desomatizzazione. Si andrà quindi a costruire con il paziente una sensibilizzazione “intelligente” nei confronti del corpo anziché uno stato di iper-allerta somatica, cercando di rendere il corpo sempre più un oggetto di mentalizzazione.
Prediligo un setting integrato che includa il corpo (es. tecniche di mindfulness), in modo da fare su di esso ciò che non è possibile fare verbalmente, aiutando il paziente a comporre una “narrativa del corpo”, da integrare progressivamente a quella emotiva e psichica.
Il fine principale di questo lavoro è quello di favorire il ripristino di quei preziosi link “mente-corpo” che in queste persone sembrano essersi interrotti, in modo da facilitare progressivamente i processi di elaborazione cognitiva ed emotiva.
Per esperienza personale posso affermare che la costruzione di una narrativa ha un profondo impatto sulla salute fisica e mentale.